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diario scuro pg. 6

Per ogni Sinner, ci sono milioni di giovani precari. Per ogni Chiara Ferragni, ci sono milioni di lavoratori che distruggono se stessi e l’ambiente a ricerca di qualche materiale da rivendere. Sollevare un “vincitore” richiede la condanna al lavoro mal pagato e precarizzato di legioni e legioni di giovani donne e uomini.

Più che una impressione, questa consapevolezza raggiunta a 30 anni sembra una sentenza arrivata al suo ultimo grado. Piuttosto che perdermi in una inutile disquisizione sulla sua giustizia, vorrei perdere qualche secondo a riflettere cosa ne consegue.

Cosa avrà pensato Icaro mentre cadeva? Sinceramente comprendo lo slancio vitale di voler raggiungere il sole. Non riesco però a immedesimarmi nella caduta. Come ha gestito in quei pochi secondi la delusione? Icaro ha pianto? Ha sorriso perché vicino al suo sogno? Ha respirato a pieni polmoni prima dell’impatto finale? Ha rivolto un pensiero triste a Dedalo?

Noi giovani di oggi non abbiamo bisogno dell’ennesima speranza. Non abbiamo bisogno di essere convinti a indossare le ali di Icaro. Molti di noi lo fanno perché è nell’essenza della giovinezza fare un balzo in avanti: sognare, sperare, lottare. Credere, non in divinità: credere in noi, nelle nostre capacità. Ma chi davvero avesse per lo meno un po’ di misericordia per questi giovani… a quelle già vive direbbe

Apri gli occhi, sei a due secondi dallo schianto

La vita dell’essere umano che contamina e distrugge la terra dove abita, quella vita non può aspettarsi veramente la felicità. A trent’anni ho capito che posso solo sperare nella sopravvivenza.

Lavorare, pagare i conti, mangiare, leggere ogni tanto. Finalmente dormire. Così fino a quasi i 70 anni, se non muoio prima, poi andare in una RSA fino a quando finalmente morirò. Ovviamente se il pianeta non si è distrutto, se le malattie non mi hanno uccisa. Certo che ho bisogno dell’escitalopram per non ammazzarmi. Gli animali d’allevamento non si suicidano perché non hanno modo per farlo.

L’amore? Le risate? Sono un goccio d’acqua nel deserto, quasi a voler dire “la vita avrebbe potuto essere buona, ma non lo è”. In uno stato simile di cose, bisogna essere furbi nelle scelte che si compio. E bisogna poi avere il coraggio della scelta fatta.

Penso sia vero che al mondo non servono più “umanisti”. Si è liberi di scegliere quello che si vuole, ma poi bisogna affrontare la realtà che finirai a insegnare alla prossima carne da macello oppure a fare il burocrata.

E anche se avrai scelto un percorso di studi consono ai tempi (ingegnereia… medicina… infermieristica e poco altro), prima o poi capirai che l’Italia è un paese che odia i giovani. Non sono mai pronti: bisogna sottopagarli… trascorrerai i tuoi migliori anni a fare stage, tirocini… apprendistati. Un apprendistato a un laureato può esistere solo in un paese dove sti stanno sul cazzo i giovani lavoratori. Dove li vuoi affamare, dove il guadagno non è per la mano d’opera né qualificata, né “squalificata”.

L’intellettualismo è un inutile vezzo di stile.

Viva l’Italia che odia i suoi giovani lavoratori. Viva l’Italia, fondata sul volontariato perché non riconosce che il lavoro è lavoro. Urrà per il governo di destra che dice che la colpa è dell’illegalizzato.

Viva la repubblica dei vecchi. E che non nascano più bambini, né qua, né da nessuna parte. Mi sembra una buona idea estinguerci.

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