Probabilmente è uno di quei momenti nella mia vita in cui dovrei dire “tutto bene”. Le cose succedono e succedono in positivo. Eppure tutto succede a tonalità spente nel mio cervello: ogni gioia è un coltello che gira e rigira nella mia pancia. E allora non voglio stare sveglia: perché ho conosciuto l’amore, quello profondo, quello che mi ha fatto pensare per la prima volta di essere al sicuro e ora mi sento fuori posto. So stare da sola, so svegliarmi le mattine e andare avanti con la mia vita, con questo corpo dolorante ogni giorno in un posto nuovo. So fare tutte queste cose e pure fingere buon umore e pure fingere che m’importa dei giorni che passano… e sentirlo, in frammenti, quel desiderio di vita. Ma sono come chi osserva un paesaggio soleggiato da dentro una casa adombrata, vittima il soggetto di una terribile emicrania.
Desidero il futuro, ma il futuro non arriva. Ho solo il presente… e il presente mi pesa come poche cose nella vita. Come un coltello che infilzo ogni giorno in un posto diverso del mio corpo.
E ho pensato alla mia morte. E ho pensato che non sarei troppo triste.
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