Ho appena concluso un percorso che più volte credevo non sarei stata in grado di chiudere.
Condivido i miei ringraziamenti (che erano anche uno sfogo) e non me ne vogliano chi non è nominato specificamente. Li ho scritti di impeto, mentre attraversavo una degli episodi depressivi più orrendi della mia vita.
Magari possiamo non sentirci spesso o solo metterci mi piace a vicenda su facebook o altri social… ma è proprio su queste cose piccole che la vita scorre. Quindi, ringrazio tutti.
Scrivo queste pagine, ancora prima di concludere la tesi. Non so se le inserirò nel testo finale, ma quando i nodi vengono al pettine, bisogna fermarsi e districare i capelli, non tirare e tirare, sperando che sopportando, alla fine i nodi si sciolgano. Forse lo fanno comunque, ma quanti capelli avremo perso alla fine, quanto dolore sul cuoio cappelluto? Ci sono dolori e dispiaceri che non possiamo evitare. La vita è come è nelle sue risate e nei suoi momenti di vuoto. E ci sono dolori e dispiaceri, come tirare i capelli inutilmente e non pensare al balsamo, che possiamo schivare, fermandoci, guardandoli, districandoli. È Byung Chul Han che parla del profumo del tempo, ecco, fermarsi quando i nodi vengono al pettine (o il pettine incontra i nodi, immagine che mi sembra in un certo modo più precisa) è saper assaporare il profumo del tempo. Questa tesi parla del cambiamento accelerato e dei modi in cui un gruppo di persone si organizza per farne fronte. Nell’era del cambiamento accelerato, più che mai, è necessario fermarsi. Ma fermarsi è un peccato ed è punito: per esempio, all’Università… tutti noi, i fuori corso (imprimiamolo a fuoco sulle nostre teste?) paghiamo more o no? Conta o no sul nostro CV? Perché ti fermi, perché ci metti tanto, perché non hai fatto niente?
E io ho corso tanto, come credo chiunque stia leggendo, ma spero di essere tra le poche a non sapere dove corre e a sentire, spesso, che la corsa annoia, che non ha senso e che è solo un tirarsi i capelli col pettine e i nodi, senza fine, senza avere una pettinatura. Solo perché è regola che i capelli non abbiano nodi.
Nel momento in cui scrivo queste righe, scrivere la tesi è per me tirare del pettine. Vallejo scrive e io sottoscrivo, che l’essere umano non è che un comporsi di giorni e giorni e che nonostante questo si compiace di se stesso. Bisogna leggere le poesie e i testi completi, mentre io in questi momenti mi fermo a metà. Ad essere umana componendomi di giorni e giorni senza maggiore senso che tirare del pettine e chiedermi se i nodi si scioglieranno e chiedermi cosa accadrà dopo, perché non so come pettinarmi e non so perché lo sto facendo, per cominciare.
Spero di riuscire a leggere l’altra metà del testo, prima di concludere questo percorso: prima di sciogliere questo nodo, spero col balsamo e non per insistenza nella forza bruta. Nel frattempo, se cerco di barcamenarmi in questo continuo oscillare che è la mia testa, se cerco col mal di mare di leggere la poesia per intero, di compiacermi nel mio petto colorato e ridere, lo devo a una parte di me che vuole galleggiare e a una parte di chi ha teso la sua mano. Anche se fallirò ripetutamente nella lettura, continuerò a provarci. Questo voglio che lo sappiano tutti.
Voglio ringraziare il professore V.A per la pazienza. Un ringraziamento sincero e non semplicemente formale. Le sue parole buone sono state come un balsamo per me. Magari ha provato dell’insofferenza verso di me, per il mio continuo andirivieni, del quale mi assumo la responsabilità e chiedo scusa; ma ci tengo in maniera particolare al fatto che sappia che avrò sempre un profondo senso di gratitudine nei sui confronti.
Ringrazio la docente M. T. per la disponibilità e le risposte veloci e rassicuranti.
E in maniera più intima, vorrei ringraziare tutti i miei esseri umani preferiti che tendono sempre la loro mano. Anche quando non rispondo o rispondo male, anche quando le scosto. E non è né normale né scontato, tendere la mano cocciutamente. È sempre un gesto di cura voluto e non un riflesso privo di senso. Lo so e lo apprezzo anche se faccio fatica a dirlo a voce.
A Giulia, Lore e Margy, per essere sempre lì, quando i miei pensieri diventano gocce di piombo e anche se non potete alleggerirli, perché non è nemmeno compito vostro, so che siete sempre lì, in attesa del sole nella mia testa.
A Ester, per aver sempre risposto al telefono. Tendi sempre la tua mano, sapendo probabilmente meglio di chiunque altro che cosa potresti afferrare dall’altra parte. E per la musica, non dimentichiamoci della musica.
A Vale, perché sei una persona splendida e lo sei nei miei pensieri sempre, anche nei momenti peggiori. E niente, niente cambierà mai questo. Tu più di tutti, meriti di essere felice.
Ah, Fede, quanto parliamo noi e quanto ammiro le tue passioni. Il nostro essere alfabetizzate e vivere di scazzo in scazzo, senza maggiore meraviglia per te che la natura e gli insetti e tutto il vivente che non siano gli umani (anche se sei allergica ai gatti) e senza maggiore meraviglia per me che allineare parole una dietro l’altra.
Ghiro, mi mostri sempre la parte tenera della vita e mi hai insegnato ad apprezzare gli abbracci. Sarai sempre la minorenne, anche se questa adulta non è esattamente esperta.
A B.S e L.S perché, anche se dite che sono brava nell’introspezione, mi costringete a guardare là dove io, come tutti, avrei voluto chiudere gli occhi. E perché cercate d’impedire che io tiri troppo del pettine, tiri via la spugna e la possibilità di avere una buona vita. Di sentire di meritarmela.
Y a Stephanie, mi prima, lo que recordamos juntas y como, aunque con pocas palabras me ayudas a crecer. Recuerda siempre que te quiero, pase lo que pase.
Mi Akira, ni siquiera me bastaría una página entera para escribir todo lo que quisiera para ti. No lo sabes, eres muy pequeña, pero cuando me ofreciste tus colores, créeme, fue como si me dieran una razón para mi componerse de días y días. He escrito muchas cosas tristes para ti, pero las he escondido todas. No son ni necesarias ni verdaderas, ahora. Festejemos en los días buenos y préstame tus colores en los días malos. Has interrumpido muchas veces esta tesis, pero que fue, sino un hacerme dejar de jalar el peine. Quisiera evitarte los enredos de pelo, sobre todo porque no sé peinar, pero no puedo. Pero recuerda que siempre puedo ayudar a desenredar o abrazarte mientras lo haces tú sola.
Y para concluir, a mis padres. Es difícil esta parte, verán, creo que siempre soñaron con algo más de lo que después les toco. Lo digo refiriéndome al destino de sus vidas y también respecto a lo que soy. De todas maneras, mi afecto hacia ustedes siempre será incondicional, por todo lo que han hecho y hacen. Porque hacemos parte de esta estirpe dolorosa de los calibanos.
Y recuerden que ustedes siempre han hecho lo mejor que han podido conmigo, éramos, cuando era pequeña, una familia de tres personas en un lugar desconocido, pero siempre he sabido que casa -aun con todos nuestros problemas y discusiones- es un lugar de afecto. Y sé que será un lugar donde siempre podré regresar.
Sinceratami su alcune questioni, questo è un saluto. Alla vita universitaria, credo, definitivo. Non c’è molto da dire quando si saluta, se non agitare la mano e girare l’angolo. Non so verso quale angolo, non so verso quale strada. Però non corro: cammino e sicuramente camminerò.
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