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Meno triste, comunque breve e semplice

Oggi sarei in vena di scrivere un “togliermi qualche sassolino dalla scarpa”, ma non mi va di farlo, materialmente parlando. Suppongo, o per lo meno io lo intendo così, che dire “in vena di” si riferisca a un fatto interiore, quindi a una predisposizione mentale. E io che concordo con (e sostengo) l’impossibilità di slegare un fatto mentale dal corpo… essere “in vena di”, ma priva “di energie per”… È contraddittorio.

Ma le cose vanno così (oh, quanto sento del vecchiume in questa affermazione), e volevo solo scrivere un saluto meno triste, ecco.

Sto leggendo “Il Cardellino” di Donna Tartt, consigliatomi da una cara amica, e tra le pagine ho trovato una citazione di Camus, presa da “Il mito di Sisifo”:

L’assurdo non libera: vincola

Va meglio, ma la vita non mi sembra meno assurda, meno “un comporsi di giorni e giorni senza maggiore meraviglia”. Ed è assurdo, perché io non sono una persona sola, non sono una persona infelice. Sono una persona amata e, a mia volta, piena di affetto verso altre. E mi chiedo sempre allora perché, perché voglio “liberarmi” se, in primis, il vincolo non mi rende sofferente. Però voglio restare con la parte di me che chiama il “telefono amico” (inutile), il cps o si fa portare in pronto soccorso. Ha ragione Camus. E ha ragione anche quando scrive che bisogna immaginare Sisifo felice.

Amor fati, sempre.

Ginko, ammaccata però felice.

ps: arriva dicembre, il mese del blog. Spero di essere in forma, così potrò pubblicare qualcosa che non sia solo saluti e lamenti.

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