Non era la persona che aveva conosciuto. Poteva sembrare esattamente uguale, nella scelta dei vestiti, nelle forme del corpo, nei gesti che, seppur così grotteschi (colpirlo, legarlo, spingerlo, metterlo nel bagaglio), mantenevano le cadenze usuali.
Non era la persona che conosceva. Cercò di convincersene per diminuire il dolore: avrebbe accettato la violenza di un estraneo, ma non il tradimento.
I suoi capelli scuri avevano riflessi dorati nel sole crepuscolare. Svolazzavano con la brezza e quando la frangetta si spostava, poteva vedere il suo sguardo appannato da un velo d’umidità: non sembrava il preludio di lacrime sull’orlo, ma una nebbia inquietante in occhi un tempo tersi.
Sorrise, credette lui, anche se gli angoli delle labbra si spostarono all’ingiù in una smorfia volgare. Non era lei quella persona, continuò a ripetersi. Non era lei quella persona.
“Che c’è?” la voce era sì la stessa, ma la sua tipica inflessione docile non era lì. Suonava secca e indifferente. Come lo era stato il suo tatto freddo quando lo aveva spinto sulla sabbia.
Dalla sua prospettiva genuflessa, la sagoma esile di lei incombeva immensa su di lui.
Si chiese se non avesse avuto indizi prima. Aveva lui ignorato gli auguri della sua presenza?
“Lo so a cosa stai pensando…” disse indicando con un gesto vago i dintorni. La sabbia si sollevava ad ogni raffica di vento. “Un animo buono e gentile… un cuore tenero… ci hai creduto, ancora prima di sentirlo… ma le nostre previsioni sono sempre inesatte.”
Seguì l’ondeggiare dei suoi lunghi capelli nell’aria, ricordando quando erano invece sparsi sul letto, madidi di sudore. Non poteva essere lei. Mai, mai un singolo gesto l’aveva smascherata. Non poteva essere tutto solo un suo disperato desiderio.
“Deve essere doloroso” la vide sospirare. “non è facile nemmeno per me, però bisogna avere il coraggio di andare fino in fondo.” Gli mostrò la pistola. La impugnava come se non pesasse nella sua mano.
La donna (perché non poteva essere lei) si passò la lingua tra le labbra rosse. Si guardò attorno, come accorgendosi appena delle tinte arancioni del cielo. E scosse la testa. Fece qualche passo avanti.
Il motore della macchina gorgogliava. Lei non aveva nemmeno chiuso le portiere, e lui capì che sarebbe stato un gesto rapido, una sosta appena.
“In realtà non è importante che tu lo sappia. Ma quel giorno tu… hai spento qualcosa”
Spalancò gli occhi: un primo lampo di intendimento rischiarando la sua coscienza.
“E io non posso perdonarti”
La donna restò un attimo in silenzio, poi fece spallucce. Sollevò l’arma. Prese la mira.
Il rinculo dello sparo fece tremare il suo braccio.
Da tempo ho voglia di scrivere qualcosa di inquietante… leggo molti creepypasta (davvero mi appassionano) e vorrei tentare qualcosa di simile. Questo è un primo avvicinamento. In realtà ho già in mente una sorta di trilogia dell’inquietante … anche se sinceramente dubito che riuscirò a renderla tale.
Non c’è una vera spiegazione per questo piccolo brano. Doveva chiamarsi “semi-ritratto” infatti, ma poi è un po’ cambiato. Ho tentato alcune scelte lessicali discutibili, quindi non so. Suppongo sia un branetto discutibile.
Caroline, discutible.
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