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Frammento senza titolo sull’importanza dei gatti

Ho ritrovato questo frammento mentre riorganizzavo l’agenda. Devo averlo scritto verso l’inizio di maggio… e credo che effettivamente rifletta bene il sentimento di quei giorni. Fa parte di una idea molto più articolata, ma ho voluto condividere questo tentativo, perché è la fotografia di un momento. Poco senso, un po’ triste.


Amava i gatti più della vita stessa. Ma per godere della loro esistenza doveva afferrarsi al respiro e ai battiti del suo cuore, più di quanto in realtà desiderasse.

Se avesse potuto essere solo un occhio, pura vista, senziente quanto bastava per riprodurre solo la presenza dei felini nel suo pensiero, credeva che avrebbe potuto essere felice. Ma aveva avuto la malaugurata fortuna di nascere con tutti quei sofisticati sistemi, con tutto quel complicato ragionamento.

Pensare troppo gli rendeva arida la vita. Pensare troppo era come non pensare affatto, come quando il corpo sviene per il dolore eccessivo. Pensare troppo, sentire ogni singola cosa, percepire ogni contraddizione lo teneva lì, ancorato sul letto, inibendo persino la capacità di godere dell’esistenza dei gatti.

Era entrato nella palude nello stesso modo in cui i protagonisti degli horror aprono la porta all’assassino. E così come in quelle storie pensava che i personaggi meritassero il proprio destino, anche se inspiegabile e talmente fortuito da sembrare ridicolo, non poteva allora lui ritrarsi. Ma aveva chiuso porte e finestre e, fuori, la luce con loro.


Confermo, i gatti sono fondamentali.

Caroline, cautiva.

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