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Il filo del rasoio

Mi chiedo da dove derivi quel modo di dire, “camminare sul filo di un rasoio”. Sarà un po’ sconnesso questo, come lo è ultimamente il mio cervello. Comunque, non scrivo da molto, ma non è un grosso problema, a differenza della modestia antipatica di Manzoni, davvero quello che scrivo non lo legge nessuno. Ogni tanto questo mi fa sentire triste, ma è solo una fissazione per sentirmi miserabile. Forse un po’ mi piace sentirmi così. Ci sono dei vantaggi però: sapere che quasi nessuno legge mi libera, non sento quel peso che Kanye West descrive in “I thought about killing you”, quando la gente ti dice di non dire così o cosà perché certi pensieri sono troppo brutti. Ma a volte ci sono teste che fanno pensieri molto cattivi. E non dirli non li elimina, quindi che cazzo c’entra? Just say out loud, just to see how it feels. Ecco, questo è quello che faccio. Non sono abbastanza coraggiosa e così lo faccio su questo spazio di cui a nessuno importa, dove la metà delle cose che scrivo sono inventate e quindi chi lo sa se dico la verità, chi lo sa se sento davvero così o è solo una fissazione cattiva. C’è qualcosa di malvagio nel sentirti infelice quando tutti fanno del loro meglio per farti sentire bene e c’è qualcosa di te che li odia, li odia profondamente. E ho sempre calcolato tutto nei minimi particolari, ah, ma che pena, l’anima orribile che si spinge fuori dalla mia pelle e dice e pensa cose che non vorrei dire o pensare. O forse sì, ma vorrei non essere in quel modo. Tutti vorrebbero essere questo e quello ma alla fine ci accontentiamo, alla fine “amiamo noi stessi” e blablabla. Sì, probabilmente non voglio bene a me stessa. Ma ho i miei motivi. E c’è gente che si adora quando in realtà sono di una pochezza unica, per cui a me sta bene, l’importante è esserne consapevoli. E c’è chi crede che chi non si ama accetta qualsiasi schifezza, ecco probabilmente quelli sono stupidi: anche se faccio schifo, io le briciole non le voglio. Come chi pensa che può venire a dirmi due paroline per salvare la mia povera anima. Che ne sai tu di me che non sappia io. Salva la tua, guarda nel tuo giardino e strappa le tue erbacce. Alle mie ortiche ci penso io. Ho paura di un’altra quarantena, più che del covid.  È come avere più paura delle medicine che del malessere, ma qualsiasi cosa accada, non lo scordo mai, questa testa è sopra il mio collo, e quest’anima è dentro al mio corpo. Non si raccontano mai le cose peggiori. Se ti dicono qualcosa di atroce, c’è qualcosa di peggio che stanno nascondendo.

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