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Anniversario “Rua dos Douradores”, ancora sul nome

Scrivo questa nota frettolosamente e con la consapevolezza di essere in ritardo. Ieri, 21 di dicembre, questo blog compiva un anno di esistenza. E sono felice che nonostante il tempo trascorso, questo piccolo spazio si mantenga, che scritto dopo scritto prenda forma e si trasformi.

Le premesse della sua creazione erano state nefaste. Il 2018 era stato un anno per me doloroso e difficile. Come lo è quando “i nodi vengono al pettine” e ti accorgi che non c’è modo di disfarli: puoi tagliarne alcuni, ridimensionarli… ma alla fine bisogna accettare di vivere scapigliati. Allora la prosa di Pessoa nel “Libro dell’inquietudine” riassumeva bene il mio stato emotivo.
Rua dos Douradores per me, più di un luogo fisico, è una situazione psichica, una condizione storica e sociale, una disposizione del carattere dalla quale non posso sfuggire. Pessoa scrive “a volte penso che non uscirò mai da Rua dos Douradores”, io so che non ne uscirò mai. Sarò eternamente una migrante nostalgica, una persona queer sempre sulla porta, qualcuno che anche se si rifiuta fa parte del genere femminile, una qualunque, un’ansiosa patologica con disturbi dell’umore.
Questa è la casa che ho a Rua dos Douradores, dalle sue finestre posso vedere quella frazione di mondo che mi è dato conoscere. E nulla più. La mia voce probabilmente solo rimbomberà tra le quattro pareti che compongono questa casa che è la mia prigione e il mio unico spazio.

Il 2019 è stato duro tanto quanto il 2018. Ma posso dire che sto bene, perché guardo dalle finestre con curiosità, perché mi commuove quello che vedo per strada. Perché ho iniziato a mettere ordine nell’arredamento interno di questa casa che non posso lasciare. Che anche se la disprezzo, beh, questo mi permette di migliorarla.

Sono piena di gratitudine.
Queste sono settimane in cui, se mi facessero una domanda che ho letto non ricordo più dove “Vivere è più difficile che morire, nonostante questo, vuoi comunque vivere?” risponderei “Sì, sì, sì”.

 

ps: al momento sono in Perù, dove tecnicamente è ancora il 21 dicembre. Non sono così in ritardo come credevo.

 

Caroline, feliz por carnavales.

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