-campionario letterario-
Premetto che di Yourcenar ancora non ho letto “Opera al nero”, fatto che suppongo sia come un’eresia. Tuttavia, in mia difesa, posso dire che non mi sento pronta. Ci sono certi tipi di libri per i quali ho deciso di aspettare.
Penso che nel caso di “Opera al nero” la scelta dell’attesa sia dovuta al mio voler avere del tempo di qualità. Detesto leggere sui mezzi ed essere interrotta mi irrita. Gli unici momenti in cui mi godo veramente la lettura è quando mi trovo da sola, in silenzio, cellulare senza suoneria, campanello spento. Oppure seduta al parco, senza nessun elemento perturbante intorno. Cioè quasi mai.
Perciò non so ancora per quanti anni rimanderò la lettura di “Opera al nero”.
Un altro libro di Yourcenar che voglio leggere è “Fuochi”: in questo caso, ho deciso di aspettare perché le mie conoscenze della mitologia greca sono irrisorie per riuscire anche solo a capire il libro. E per studiarmi la mitologia greca, dovrò salire sulle Ande, suppongo.
Dico questo perché, tra i pochi libri che ho letto di questa stessa autrice, “Colpo di grazia” è quello che mi è piaciuto di meno. Stiamo comunque parlando di una delle autrici del mio piccolo cuore, quindi quel “mi è piaciuto di meno” è molto relativo. Anche perché “Alexis o il trattato della lotta vana” l’ho letto in un periodo così particolare della mia vita (proprio quando ne avevo bisogno) che l’amore verso quel libro va oltre il testo stesso. Su “Memorie di Adriano” non posso dire niente, seguirò la massima di Mishima, il silenzio di fronte al bello.
Ma c’è una caratteristica di “Colpo di grazia” che mi ha lasciata veramente “soddisfatta” dalla lettura. Non so se l’effetto possa avvenire solo nella mia testa, perché magari sono stata disattenta ad altri particolari, ma credo in realtà che sia stato voluto.
E qui vanno due consigli: se avete intenzione di leggere il libro, non continuate questo articolo (allora cosa l’ho scritto a fare?) e NON LEGGETE LA PREFAZIONE PRIMA DEL TESTO. Questo secondo consiglio è davvero strano per me. Io leggo tutto, la prefazione, l’appendice, i ringraziamenti, l’appendice dell’appendice, la postfazione della postfazione. Ho questa mania. E’ chiaro, se l’autore e la sua arte mi intrigano, altrimenti mi scivola tutto. In ogni caso, penso che questa volta non vada letto perché può svelare un po’ di quel particolare di cui tanto parlo.
Poi magari nessuno condivide la sensazione che ho avuto, ma va bene uguale.
Supponiamo che siete andati (e andate, così non sono sessista) a leggere “Colpo di Grazia”, sapete di cosa parla la storia. Lo avrete notato, allora, lo spero… la delicatezza di Yourcenar di avvicinarsi o di farci avvicinare all’omosessualità di Eric. Voglio dire, sicuramente fin dall’inizio della narrazione l’amicizia tra Eric e Corrado poteva sembrarci… strana (che sempliciotti che siamo), ma non era mai sconfinata esplicitamente in una dichiarazione. Poi, questa scelta di lasciare il rapporto con Corrado come sfondo della vicenda, credo che faccia proprio in modo che Corrado diventi quel fulcro strano, fuori dalla regola che lo vuole al centro. E’ lui l’amato, ma non parla quasi mai, pochi sono i particolari che ci vengono dati di lui. Se vogliamo trovare “IL” tema del libro, mi sbilancerei sul rapporto conflittuale tra Eric e Sofia (e conflittuale è ridurre senza rendere giustizia una relazione molto più complessa). Perciò quando verso la fine del libro, Eric ci informa, spiegandoci perché anche se voleva bene a Sofia, non riusciva ad amarla o non si decideva a sposarla
[…]il mio vizio che era insieme disperante e indispensabile mi avrebbe riguadagnato; e comunque lo si pensi, questo vizio riguarda molto meno l’omosessualità che la solitudine.
Ho trovato geniale questo modo di buttare lì, in modo naturale, quasi sprezzante, il motivo vero del conflitto che giustifica il racconto. Spostandolo, tra l’altro. Non è perché è gay che non può stare con lei, ma per quel suo “vizio” di desiderare sempre, alla fine, la solitudine. Notiamo, anche, il crescendo: ci avviciniamo a questa confessione, piano piano, dopo la scena -che dal mio punto di vista è LA SCENA del libro- dove Eric si sente disgustato dall’abbraccio, ricordando quell’episodio in cui sua madre gli mise una stella marina in mano e lui dal disgusto ebbe addirittura delle convulsioni.
E fin lì sappiamo che Eric è omosessuale e possiamo, senza troppi problemi, presupporre che sia innamorato di Corrado. Ma non sappiamo nulla di Corrado. Finché Sofia dice qualcosa come “come hai potuto trascinare anche Corrado in questo”. E non lo so. Mi è sembrato un modo così delicato e particolare di raccontare un amore che… non so, mi piace perché racconta l’amore in modo naturale. E nei modi in cui si dà; i diretti interessati non devono spiegarsi, altrimenti sembrano giustificazioni.
Eric, come Alexis, vive il suo orientamento in modo colpevole, quasi con quella vena tragica, che per esempio troviamo in Mishima (so che Yourcenar era una lettrice di Mishima)… e che a me sembra così tipica nelle vicende della maggior parte delle persone queer. A distanza di anni, e forse questa è la cosa più triste, la maggior parte di noi può capire come se li sentisse (ed è perché li ha sentiti sul proprio corpo) i pensieri di Alexis e di Eric. Suppongo che il migliore atteggiamento che possiamo avere è accogliere anche queste negatività: sono totalmente contraria a quel tipo di letteratura celebrativa perché è fasulla. Accoglierle significa anche guardare un po’ più in là del nostro naso. Essere consapevoli.
Vorrei soffermarmi un attimo su quel senso di colpevolezza che dico avvertire sia in Eric sia in Alexis. Nella mia visione, assieme a quel senso di avere un “vizio” incurabile, come se fosse qualcosa di losco, c’è anche una difesa da parte di questi personaggi di questo loro lato: Eric fino alla fine resta fedele al suo “vizio”, ne è consapevole. Alexis si sincera con se stesso e con la sua migliore amica e sposa e non si costringe, va via. Lo fa per la moglie, magari. A me piace pensare che lo faccia un po’ anche per lui. Perché a me sembra di vedere, in questi due personaggi, una sorta di amore strano che può nascere dal profondo disprezzo: come una macchia portata troppo a lungo che disturba, ma che non si vuole più togliere, che si vuole nascondere, ma non si nega. Non ci si scortica per tirarla via. E forse coprirla un po’ da sguardi indiscreti è un modo di proteggerla. Quando penso a questo, credo che Eric e Alexis avessero quel piccolo seme dell’orgoglio e suppongo sia per questo che le loro vicende dovrebbero infonderci coraggio e tenerci compagnia.
Caroline, superqueer
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