“Non avevo altra scelta”. Vorrei poter dire qualcosa del genere, discolparmi in questo modo e far tacere tutte le altre voci, tutte le altre forze in me che contraddicono il cammino che ho deciso di prendere. Sarebbe così semplice poter incolpare l’ineluttabilità di certe situazioni. Non c’era altro da fare, quindi non sono responsabile. Ma so che non è vero. Avrei potuto fare innumerevoli scelte differenti. Per esempio, affrontarla. Per esempio, restare.
Ma io ho fatto le valigie in silenzio e sono andata via. Guardandola negli occhi, anche col biglietto in tasca, anche con i bagagli in mano e sullo stipite della porta, sarei rimasta. Quella strega, senza bisogno di dire nulla, solo con la sua presenza modificando l’ambiente attorno a lei, mi avrebbe fatto tentennare. Mi avrebbe fatto desistere del tutto.
Eppure io avevo bisogno di liberarmi dal suo maleficio. Non avrei mai immaginato che l’amore potesse prendere una piega così inquietante. Pensavo che sarebbe arrivato a completarmi, a dare senso alle turbolenze della vita. E probabilmente alla vita stessa. Non è stato nulla di questo, nemmeno all’inizio.
Quando si è presentata così, con il suo essere del tutto inattesa: donna, condannandomi ad ammettere una natura che non credevo di avere, famelica e desiderante. Totalmente invadente nel collocarsi nei miei spazi – e mi chiedo, cosa avrà pensato di me, avrò anch’io devastato i paesaggi dentro di lei?
Lo so ora, che stavo meglio da sola. E’ vero, in certi giorni la solitudine diventa insopportabile, perché sembra un esilio imposto e non una ricerca personale. Ma come posso mediare spazi di libertà con una sconosciuta che arriva e vuole tutto? Che chiede tutto e lo chiede subito? Lei non conosce la misura, suppongo sia anche uno dei motivi che la rende affascinante. Per lei o le cose ci sono o no, non ci sono vie di mezzo. O la ami o non lo fai. O stai con lei oppure devi sparire. Come potevo mediare con una persona così? Come potevo dirle che volevo restare sempre sulla porta? Che ho bisogno io di quella posizione liminare per sentirmi al sicuro? E che nonostante tutto volevo restare? Che sarei rimasta se lei mi avesse permesso di visualizzare le vie di fuga.
Sono esausta. Questa è la verità. E sono spaventata. E lei mi scrive ed io vorrei rispondere ma voglio liberarmi. Ho bisogno di farlo, perché sono stanca e non voglio più sentirmi così.
Ho confidato questi pensieri a Y.K e lui mi ha detto che se mi faceva stare male, allora non era la persona giusta, che probabilmente non era nemmeno amore. Ingenuo. Come se esistesse qualcosa come “la persona giusta”, come se l’amore potesse essere solo un sentimento positivo. Forse chiamiamo amore ciò che ci conviene e forse la persona giusta è quella che ci fa stare bene, ma non necessariamente la più amata.
Non voglio niente di questo. L’amore è inquietante ed è sconosciuto, mutevole, continuamente ostile agli attori stessi che ne tessono le trame. E preferisco stare da sola, perché non lo voglio, perché sono stanca e ho paura.
Perché tutti abbiamo diritto al nostro punto di vista. Lo vedo come l’altra versione di “Lei non ti ama”.
Mi odio un po’ perché continuo a scrivere roba romanticona e non ce la faccio più. Forse dovrei smetterla di ascoltare Sztajnszrajber.
Caroline, enfadada.
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