Avevo iniziato a scriverlo su qualsiasi superficie riflettente da quando non mi avevi più risposto. Al mattino, era la prima cosa che leggevo sullo specchio della mia stanza, sul bicchiere, sulla bottiglietta d’acqua sul comodino accanto al letto.
Cercavo di convincermi, di scolpirlo come un monito nella mia testa, così, forse, finalmente, sarei riuscita ad andare avanti. Non mi amavi, ma io continuavo a prendere la metro al mattino, continuavo a lavarmi i denti dopo i pasti, continuavo ad ascoltare la musica deprimente di sempre. E a odiare “thank u, next” con tutto il mio cuore.
Non mi amavi ed io potevo continuare a vivere, nonostante all’inizio credessi che non ne sarei stata in grado. E anche se non capivo perché non mi amassi, e lo sapessi e lo avessi realizzato concretamente grazie al tuo silenzio, continuavo io ad amare te, con la stessa veemenza con la quale mi ostinavo a svegliarmi tutti i giorni e ad andare al lavoro e tornare a casa e farmi la doccia.
Delirando, avevo deciso che se mi avessi scritto, non avrei risposto. Mi sarei vendicata, vendicandomi un po’ anche su quella parte di me stessa che continuava ad amarti anche se tu non lo facevi.
Solo che il tuo silenzio perdurava e l’occasione per la mia rivincita non è mai arrivata. Non arriverà mai, lo so.
E poi oggi, ho avuto la rivelazione. Guardando il mio riflesso allo specchio con la scritta sopra “lei non ti ama” e i miei occhi assonnati e il mio viso pallido dietro, in secondo piano, quasi sbiaditi. Non era una frase per te, non del tutto. Non mi ami e chissenefrega. Il punto è che è sempre stato un dialogo con me stessa, una confessione tra me e me. Avevo bisogno che mi amassi perché io non ci riesco, non posso… non riesco.

In preparazione ai festeggiamenti del 17 maggio. Bella queer come mi piaccio. Anche se lei non mi ama 🙂
Ps: Illustrazione FANTASTICA di Giuditta Bertoni (@heygiudi su instagram), grazie infinite per questo dono, hai colto il sentimento del racconto, grazie grazie grazie.
Caroline, exenamorada.
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