Parlare di suicidio diventa sempre di più un discorso stucchevole. Uno di quei temi importanti e delicati su cui, però, chiunque ha qualcosa da dire: l’importante non è tanto quello che si ha da dire, ma il fatto di avere qualsiasi cosa da dire. Autori, commentatori, opinionisti ai talk show, persone comuni, condomini: tutti credono di avere molte riflessioni, si sentono in dovere (e diritto) di dare consigli a quest’umanità “disfunzionale” che pensa al suicidio. Umanità, però, che non lo pensa come un feticcio, ma come una delle scelte della vita.
È questo il punto importante, suppongo, il non credere, non pensare, che la vita sia un imperativo: «perché la vita piuttosto che il nulla?» non è un quesito filosofico che si ferma agli albori dell’esistenza, si tratta di una questione che sento mi accompagna tutti i giorni. Quando mi sveglio, quando esco di casa… già, perché scelgo tutti i giorni di ripetere le azioni della mia esistenza? Perché non scelgo il nulla, invece?
Vivere è scegliere e persino la vita è una scelta essa stessa. Quanto possa essere condizionata questa scelta… non saprei, sicuramente molto, come tutte quelle che facciamo, del resto. E lo è a tal punto che in taluni casi vivere non è più una domanda, diventa un imperativo, una cosa naturale.
Eppure io non voglio spiegare me stessa seguendo le logiche della naturalità, in nessun campo: vorrei essere un giorno un “io” potente che è quello che vuole essere e non quello che è costretto a essere.
La vita, dunque, come opzione. È più una scelta masochista o tracotante? (se potessi rispondere a questa domanda, penso sarei in grado di prendere decisioni, in un senso o nell’altro).
Non tutti i suicidi sono uguali del resto, proprio per questo non tutti i suicidi sono gesti estremi di un episodio depressivo. Non tutte le persone affette da depressione si suicidano, non tutti i suicidi soffrono di depressione. A volte morire è una scelta d’orgoglio, di vendetta, di ripicca. A volte è una stanchezza generale, altre volte una fuga.
Certamente quel modo facile che abbiamo di arginare la questione è la nostra strategia davanti al quesito forte, violento e drammatico che ci pone il suicidio: scegliere di morire, ovvero, che non siamo costretti a vivere.
Ma è molto più facile puntare il dito verso quegli scandalosi assassini di se stessi e dire che loro sono i deformi.
e probabilmente hanno tutti ragione e il solo pormi questa domanda dovrebbe già essere una risposta per me
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